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Trincia caricatrici: lavorano tanto, lavorano bene

La raccolta del trinciato conta su un’ampia gamma di soluzioni possibili, da selezionare in funzione degli assetti e delle esigenze aziendali. Una rapida rassegna dell’attuale mercato italiano

Con rese che oscillano intorno alle 400 tonnellate l’ora, per lo meno stando al di sopra dei 900 cavalli e variando a seconda dei marchi e dei modelli, le trincia-caricatrici per il mais sono le raccoglitrici in assoluto più produttive nel panorama delle grandi macchine. Quanto a potenze disponibili sul mercato si spazia infatti da un minimo di 460 cavalli fino a un massimo di 1.156 nei modelli più potenti, allestiti questi con tamburi di taglio che possono arrivare sino a 800 millimetri di diametro.

A seconda poi della configurazione prescelta quanto a coltelli si possono ottenere frammenti dalle dimensioni molto variabili, comprese generalmente fra circa 3,5 e 12 millimetri per il cosiddetto “insilato corto”, oppure fino a 22 millimetri per l’”insilato lungo”, con le dimensioni da scegliersi in funzione dell’orientamento aziendale e dalla destinazione finale del prodotto. Il “corto” appare ideale per le aziende zootecniche o con impianti di biogas. Il “lungo”, sebbene possa mostrare qualche difficoltà nella fase di insilamento e compattazione, pare abbia effetti positivi sui processi di ruminazione. La scelta del tipo di taglio è quindi strettamente legata all’approccio aziendale seguito.

Dopo il taglio, decisivo in termini di qualità finale del mais appare anche il trattamento stesso del trinciato. Differenti quindi anche i diametri offerti dai vari cracker proposti dalle Case costruttrici, con tamburi che spaziano generalmente da poco meno di 200 a oltre 300 millimetri nei top di gamma. I rompigranella possono inoltre presentarsi a rulli o a dischi in funzione del costruttore, cercando di ottimizzare la dimensione dei frammenti del trinciato in modo da facilitare i successivi processi di insilamento e compattazione. Momento questo fondamentale per assicurare i corretti processi di abbattimento dell’ossigeno presente nelle masse vegetali, a tutto vantaggio della conservabilità e del valore stesso delle razioni. Se quindi da un lato la maggior lunghezza dei frammenti implica una migliore struttura del foraggio, dall’altro si riduce la superficie esposta all’azione dei microorganismi, siano essi ruminali oppure nei digestori per il biogas. Il giusto cracker permette in sostanza di compensare tale difetto amplificando la superficie esposta e migliorando al contempo la digeribilità delle fibre. La scelta della macchina dovrà perciò essere oculata, al fine di evitare inutili sprechi di potenza e di carburanti in caso per esempio gli appezzamenti si mostrino con superfici limitate e magari distanti fra loro, obbligando a lunghi spostamenti su strada forieri di consumi proporzionali alla dimensione stessa della macchina e dei cavalli che la muovono.

Fatta salva quindi la correttezza della scelta effettuata, l’operatore dovrà poi prestare la massima attenzione anche alla modalità di raccolta, non solo in termini di corretta velocità di avanzamento, che deve essere coerente con le features costruttive poste al lavoro, bensì anche di altezza di taglio. Bene infatti preservare il trinciato da possibili contaminazioni da clostridi, batteri anaerobici presenti comunemente nel terreno e che possono per tale ragione contaminare il raccolto in caso l’altezza di taglio sia troppo vicina al terreno. Meglio quindi non farsi tentare dalla voglia di raccogliere qualche centimetro in più di stocco, se poi il rischio è quello di portare in trincea degli ospiti indesiderati.