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C’è sempre una prima volta. Quest’anno è toccata agli aiuti disaccoppiati per gli agricoltori italiani, che saranno abbassati, e non di poco, per la prima volta nella storia della PAC.

La Commissione europea ha infatti recentemente comunicato i massimali finanziari per i pagamenti diretti disaccoppiati (pubblicati il 4 ottobre scorso sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea nel regolamento n. 1044/2014, link: http://eur-lex.europa.eu/legal-

content/IT/TXT/?uri=OJ:JOL_2014_290_R_0001 ) e per l’Italia la cifra sarà abbassata nel 2014 di 440 milioni di euro nel complesso. Il provvedimento, preso dalla Commissione Europea, non è una novità, ma senza entrare nel merito dei complicatissimi calcoli basta sapere che in pratica la riduzione del massimale finanziario è seguita all’approvazione dell’ultimo bilancio pluriennale 2014-2020 dell’Unione Europea. Gli importi elencati nelle tabelle sono molto importanti, perché permettono di stimare l’entità degli aiuti che gli agricoltori italiani incasseranno quest’anno.

Le cose peggioreranno sensibilmente nel 2015, visto che il massimale finanziario per i pagamenti disaccoppiati scenderà ulteriormente. Ma andiamo con ordine.

Quest’anno, ripetiamo, mancano all’appello 440 milioni di euro per gli aiuti disaccoppiati (-10,5% rispetto alla dotazione 2013: 3.770 milioni di euro contro 4.210). Se si deciderà di recuperare questo ammanco con la riduzione lineare del valore nominale dei diritti PAC disaccoppiati gli agricoltori subiranno un calo del 10,5% degli aiuti rispetto all’annualità precedente.

Facciamo un esempio: se un imprenditore agricolo nel 2013 ha incassato 100.000 euro di aiuti disaccoppiati quest’anno ne potrebbe incassare 90.000. Il condizionale è d’obbligo perché i valori definitivi dipendono dal metodo che verrà adottato in Italia per la riduzione e anche dal numero di domande presentate lo scorso 15 maggio e da quelle che saranno ammesse a pagamento.

La decisione finale potrebbe anche prevedere un criterio misto: infatti se si optasse per un meccanismo di salvaguardia dei piccoli agricoltori (ad esempio quelli con aiuti fino a 5.000 euro) il taglio si concentrerebbe sulle imprese restanti potendo arrivare anche al 20%.

I veri problemi arriveranno nel 2015, visto che il massimale per i pagamenti disaccoppiati scenderà a 2.274 milioni di euro, quindi il nuovo importo di riferimento attribuito a livello di ciascuna azienda agricola il prossimo anno sarà pari indicativamente al 60,3% rispetto a quanto incassato nel 2014.

Anche in questo caso il condizionale è d’obbligo, perché i conteggi finali si faranno alla luce delle domande che saranno presentate entro il prossimo 15 maggio e di quelle ritenute ammissibili alla prima assegnazione e al pagamento dei nuovi titoli disaccoppiati.

«I fondi sottratti dal settore agricolo dovrebbero ritornare alla Politica agricola comune e messi a disposizione dei produttori gravemente colpiti» è quanto si legge nella lettera inviata al neopresidente dell’Esecutivo Ue Jean Claude Juncker dai coordinatori dei maggiori gruppi politici alla Commissione agricoltura del Parlamento europeo: Paolo De Castro (socialisti e democratici S&D), Albert Dess (partito popolare Ppe); Jim Nicholson (conservatori Ecr) e Jens Rohde (liberali Alde).

Nella lettera a Juncker, i coordinatori dei quattro grandi gruppi politici alla Comagri non nascondono la loro grande preoccupazione:«l’attuale crisi del settore agricolo è stata inflitta da una decisione di politica estera e non dal fallimento del mercato. E se in passato numerosi progetti non agricoli (da Iter a Galileo) sono stati finanziati con fondi della PAC la situazione è fortemente cambiata per il 2014-2020. Vale a dire che il margine di manovra del bilancio agricolo è stato portato quasi a zero e la riserva di crisi per l’agricoltura è stata alimentata con una riduzione dei pagamenti diretti ai produttori Ue. Il bilancio dell’agricoltura – concludono – non può essere più utilizzato per finanziare spese non agricole. Ed è necessaria una risposta rapida per evitare che i produttori lascino l’agricoltura».