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Le difficoltà per il settore del latte non sono solo a casa nostra, anche i colleghi allevatori statunitensi hanno i loro problemi, con la differenza che – passateci il gioco di parole – invece di piangere sul latte versato tra pochi mesi potranno contare su uno strumento decisamente interessante, il Dairy margin protection program(programma di protezione del reddito del latte).

Questo programma, con adesione volontaria, assicura il reddito percepibile da una determinata quantità di latte

che viene assegnata al singolo produttore su base storica.

Non ha niente a che fare con il sistema delle quote latte: il Dmpp permette agli allevatori di produrre anche oltre la quantità assegnata, semplicemente non potrà beneficiare del sistema di assicurazione del reddito sulla parte eccedente. Questo strumento sembra piacere parecchio agli allevatori americani, già a 6 mesi dalla data di inizio del programma più del 50% dei produttori ha infatti già aderito.

Questo sistema è integrato nell’asse del Farm Bill dedicato ai produttori di latte e la base dell’idea è di coprire le oscillazioni del reddito, non di intervenire sul prezzo di mercato.

La stabilità finanziaria del settore lattiero americano (ma anche di quello italiano) dipende infatti dal reddito, non dal prezzo di mercato del latte. Nel 2009 e nel 2012 negli Usa il prezzo del latte è stato alto, ma l’incremento dei prezzi delle materie prime hanno messo in seria difficoltà gli allevamenti.

Per chi mastica l’inglese è disponibile il dettaglio del meccanismo a questi due link:

http://www.fsa.usda.gov/FSA/webapp?area=home&subject=dmpp&topic=landing

http://www.fsa.usda.gov/Internet/FSA_File/mpp_dairy.pdf

Per chi preferisce l’italiano cerchiamo di sintetizzarne il funzionamento: in pratica il livello di protezione che l’allevatore può scegliere è variabile all’interno di un range sia di margine (compreso tra 4 e 8 dollari/CWT, dove 1 CWT = 45,36 kg) sia di quantità di latte da assicurare che può variare tra il 25 e il 90% della quantità assegnata.

Il margine è una stima calcolata dal Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti (Usda) e viene definito ogni mese per differenza tra il prezzo medio del latte (US All Milk Price) e l’indice del costo di alimentazione (feed cost index: calcolato in base al prezzo di una razione costituita dal 51% di mais, 41% di fieno di medica e 8% di farina di soia).

Gli allevatori che aderiscono ricevono l’indennizzo quando il margine del latte calcolato dall’Usda è inferiore alla soglia di copertura del reddito scelto dal produttore per un bimestre.

Dalle simulazioni riportate sul sito si evidenzia come se il margine all’interno di ciascun bimestre non è mai stato inferiore alla soglia di copertura del reddito scelta dall’allevatore l’assicurazione non interviene.

Ma facciamo un esempio in cui invece il margine è inferiore alla soglia di copertura prescelta.

Un allevamento ha una produzione annuale storica massima di 3 milioni di libbre di latte (30.000 cwt): questo allevamento sceglie il 50% della copertura con una soglia di copertura di 7 dollari/cwt. Nel bimestre in questione il margine calcolato dall’Usda è di 5 dollari, inferiore quindi alla soglia di copertura prescelta. L’allevamento riceverà un indennizzo calcolato come di seguito:

Soglia di copertura 7 dollari –5 dollari di margine =2 dollari di differenza

2 dollari * 50% di copertura * 5,000 cwt (30,000 cwt/6 bimestri) = 5.000 dollari di indennizzo

I costi del premio assicurativo sono ovviamente legati al livello di copertura prescelto e alle dimensioni produttive dell’allevamento, ma il sistema funziona perchè gli indennizzi vengono finanziati con i premi pagati dagli stessi produttori aderenti al programma, in caso tali risorse non siano sufficienti interviene il Governo federale.

Pensiamo ai problemi del nostro comparto lattiero caseario, per il quale un aumento del prezzo dei mangimi di pochi euro può significare lavorare in perdita: uno strumento simile a questo potrebbe essere un’opportunità per continuare a tenere la stalla aperta.