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Colza e fine inverno: le principali esigenze della coltura

Concimazioni azotate e difesa dalle malerbe sono due punti chiave per la massima produttività della coltura

Il colza è coltura alquanto flessibile quanto a epoche di semina, potendosi porre a dimora da fine estate a inizio autunno. Ciò che conta è raggiungere uno stadio di rosetta con le piante adeguatamente sviluppate per meglio affrontare i rigori autunnali e invernali. Fatte quindi salve le ottimali condizioni di partenza, ovvero la corretta epoca e densità di semina, a fine inverno la coltura riprende il proprio sviluppo vegetativo, andando però incontro ad alcune esigenze fisiologiche come pure ad avversità biotiche e abiotiche.

Dal punto di vista nutrizionale, la coltura ha il pregio di esplorare il terreno con il proprio apparato radicale anche nei mesi freddi, intercettando l’azoto presente lungo il profilo con indubbi vantaggi
sia per le piante, sia per la riduzione del fenomeno di lisciviazione dell’elemento, captato in parte dalle radici stesse. In primavera, però, altre esigenze subentrano. Due sono infatti i momenti in cui è bene somministrare concimi azotati al colza: il primo ancora in inverno, verso metà febbraio, il secondo nella prima metà di marzo, in funzione dell’andamento climatico e colturale. La prima somministrazione, spesso orientata al solfato ammonico, spazia fra gli 80 e i 120 chilogrammi di azoto per ettaro, tarando la dose in funzione della densità di semina impostata a fine estate, come pure delle genetiche prescelte.

Anche il momento in cui effettuare la concimazione è importante. Se la coltura si presenta già rigogliosa è bene attendere qualche giorno, pena correre il rischio di indurre nelle piante l’emissione di nuove foglie, eventualità che penalizzerebbe i getti laterali. Al contrario, la prima concimazione deve essere molto tempestiva se la coltura si mostrasse debole e poco sviluppata, al fine di mettere immediatamente il turbo alla sua fisiologia recuperando in fretta lo stato ottimale. A inizio marzo, invece, è preferibile il nitrato ammonico, da somministrarsi fra le 70 e le 80 unità d’azoto, con la dose da fissare anche in base a quella precedentemente applicata. In un inverno mite come quello in corso, il rapporto fra le due somministrazioni può quindi essere indicativamente intorno al 40% nella prima concimazione e al 60% nella seconda. Il tutto, considerando che dopo molte settimane di asciutto sono giunte alcune piogge che permetteranno alla coltura si ottimizzare l’assorbimento del concime stesso. Oltre alle esigenze azotate, la coltura necessita adeguata protezione invernale dalle malerbe, mentre gli attacchi di insetti parassiti seguiranno soprattutto nelle fasi di fioritura e ingrossamento delle silique. In tal senso, già in pre-semina e pre-emergenza, cioè a fine estate, è possibile applicare prodotti a base di metazaclor, erbicida ad ampio spettro, oppure miscele di clomazone e pendimethalin, residuali capaci di condizionare da subito la flora infestante permettendo alla coltura di affrontare autunno e inverno in condizioni ottimali di pulizia. In alternativa, sono applicabili in post-emergenza prodotti a base di clopiralid, dicotiledonicida, entro la fase di 9 foglie vere distese della coltura. Contro le infestanti a foglie strette, a fine inverno, si possono poi applicare poi graminicidi di post-emergenza come fluazifop-p-butile, quizalofop-p-etile (isomero D), propaquizafop e cicloxidim.

Nota: le sostanze attive indicate per i diserbi sono state verificate sulla banca dati Fitogest.com circa la loro autorizzazione su colza.