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Cereali: Si avvicina la semina

Sebbene manchi ancora oltre un mese all’inizio della stagione propizia per la semina del frumento, serve pianificare al meglio le operazioni colturali per non farsi trovare impreparati

Le scelte aziendali in tema di semine sono momento delicato per via delle ripercussioni che esse  possono avere nei mesi successivi, quando ci si dovrà confrontare anche con gli andamenti del mercato delle diverse colture. Nel 2021, per esempio, il clima ha impattato significativamente l’agricoltura a livello globale, incidendo sulle rese quanti-qualitative di colture-pilastro nell’alimentazione umana e zootecnica, come per esempio il frumento, duro e tenero, ma anche mais e colza.

Circa il primo, in Canada si sono registrate termiche superiori ai 40°C, mai toccate nelle aree di produzione del grano: nel volgere di una sola settimana dei raccolti sin lì floridi sono letteralmente seccati in campo per alcuni milioni di ettari di grano duro, causando una perdita di prodotto intorno al 32%. Parimenti, in Europa si stima un raccolto di soli 7,3 milioni di tonnellate contro un fabbisogno, altrettanto stimato, di 9,5 milioni di tonnellate. Logica conseguenza: i prezzi mondiali del grano duro sono saliti di quasi un terzo, causa l’assottigliarsi delle scorte globali che ha ingenerato la rincorsa agli accaparramenti. A causa di ciò, a fine agosto i prezzi hanno addirittura sfondato il tetto dei 500 euro la tonnellata per grani aventi un contenuto di proteine superiore al 13%. A conferma, il 24 agosto, alla Borsa di Chicago il Future durum wheat index Dwyoo (contratti a tre mesi) ha superato quota 1.413, con un incremento del 28% rispetto al 27 luglio. Pare quindi che il grano duro sia alquanto promettente quanto a ritorni economici, a patto di ottenere rese elevate sia in quantità, sia in qualità.

A tal fine vanno ricordati alcuni sani precetti agronomici, come la scelta delle varietà più idonee al proprio areale produttivo, anche in considerazione delle rotazioni effettuate. Come pure si deve prestare attenzione al tema delle lavorazioni. Ove sia possibile, chi ha adottato le tecniche di minima lavorazione e semina su sodo potrà proseguire a trarne tutti i relativi vantaggi, minimizzando le spese in carburanti e preservando il terreno dagli effetti delle lavorazioni profonde, poco consigliabili soprattutto in ambienti collinari. Si ricorda che quando si effettuano pratiche come la minima lavorazione è bene effettuare sempre una rotazione agronomica con colture che non siano graminacee onde evitare la diffusione di patogeni come la Fusariosi (Mal del piede).

Al momento della semina, qualsiasi sia stata la scelta meccanica adottata, è bene poi prevedere un fertilizzante localizzato lungo le file, consentendo in tal modo alle piante di trovare immediatamente alcuni elementi preziosi in prossimità delle radici appena emesse. In tal senso soprattutto il fosforo appare indispensabile per assicurare l’effetto starter migliore alla coltura. 

Circa i diserbi, prima pratica fitosanitaria da adottare a difesa della coltura, è poi prassi consolidata applicare in pre-semina un erbicida totale a base di glifosate quando si siano adottate la minima lavorazione o la semina su sodo. Negli altri casi, un diserbo di pre-emergenza con erbicidi residuali potrà condizionare la flora spontanea rendendola più facilmente controllabile in primavera, anche in ottica di lotta alle resistenze. Infine, per chi segua disciplinari di controllo biologico, sono utilizzabili gli appositi strigliatori, atti a contenere almeno parzialmente le primissime emergenze di flora infestante. Infine, anche la fertilizzazione azotata può avere una sua importanza, somministrando una prima quota di tale azoto (circa il 25% del totale) durante la fase di accestimento, meglio se con formulati granulari stabilizzati e a lenta cessione. In tal modo l’elemento resterà maggiormente a disposizione della coltura e si minimizzeranno le perdite lungo il profilo.